UTO UGHI (violino)

Alessandro SPECCHI (pianoforte)

Georg Friedrich HAENDEL  
(1685-1759)
 

Sonata in Re Maggiore op. 1 n°13
Affettuoso
Allegro
Larghetto
Allegro

 

Ludwig van BEETHOVEN  

(1770-1827)
 

Sonata in Do Minore n°7  op. 30 n°2
Allegro con brio
Adagio cantabile
Scherzo
Finale: allegro

Henryk WIENIAWSKI  
(1835-1880)

Fantasia su temi del Faust di Gounod op. 20
 
Camille SAINT-SAENS  
(1835-1921)
 

Introduzione e Rondò capriccioso op. 28

 

 

 

 

 

 INGRESSO:              Interi Euro 30      Soci Euro 20      M/R Euro 10
TESSERE:  Soci ordinari     Interi € 50    Famigliari € 30   Ridotti € 25
                           Soci nuova iscrizione € 40
Soci sostenitori a partire da € 50

Per il rinnovo delle tessere associative, per informazioni e prevendita biglietti:
Agenzia ALPE BELLUNESE - Belluno - Piazza Martiri, 2/A - tel./fax 0437. 940407
o, nella sede del concerto, mezz'ora prima del suo inizio.
 

  
Uto Ughi
Erede della tradizione che ha visto nascere e fiorire in Italia le prime grandi scuole violinistiche, Uto Ughi ha mostrato uno straordinario talento fin dalla prima infanzia: all’età di sette anni si è esibito per la prima volta in pubblico eseguendo la Ciaccona dalla Partita n° 2 di Bach ed alcuni Capricci di Paganini. Di lui, dodicenne, la critica scriveva: “Uto Ughi deve considerarsi un concertista artisticamente e tecnicamente maturo”.
Ha seguito gli studi sotto la guida di George Enescu, già maestro di Yehudi Menuhin.
A partire dalle prime grandi tournèes europee, si è esibito nelle più importanti capitali. Da allora la sua carriera non ha conosciuto soste. Ha suonato infatti in tutto il mondo, nei principali Festivals con le più rinomate orchestre sinfoniche tra cui quella del Concertgebouw di Amsterdam, la Boston Symphony Orchestra, la Philadelphia Orchestra, la New York Philharmonic, la Washington Symphony Orchestra e molte altre, sotto la direzione di maestri quali: Barbirolli, Bychkov, Celibidache, Cluytens, Chung, Ceccato, Colon, Davis, Fruhbeck de Burgos, Gatti, Gergiev, Giulini, Kondrascin, Jansons, Leitner, Lu Jia, Inbal, Maazel, Masur, Mehta, Nagano, Penderecki, Pretre, Rostropovich, Sanderlin, Sargent, Sawallisch, Sinopoli, Slatkin, Spivakov, Temirkanov.

Uto Ughi non limita i suoi interessi alla sola musica, ma è in prima linea nella vita sociale del Paese con un impegno volto soprattutto alla salvaguardia del patrimonio artistico nazionale.
In quest’ottica ha fondato il festival “Omaggio a Venezia”, al fine di segnalare e raccogliere fondi per il restauro dei monumenti storici della città lagunare. Conclusa quell’esperienza, il festival “Omaggio a Roma” (dal 1999 al 2002) ne raccoglie l’ideale eredità di impegno fattivo, mirando alla diffusione del grande patrimonio musicale internazionale; concerti aperti gratuitamente al pubblico ed alla valorizzazione dei giovani talenti formatisi nei conservatori italiani.

Tali ideali sono stati ripresi nel 2003 e attualmente portati avanti dal festival “Uto Ughi per Roma” di cui Ughi è ideatore, fondatore e direttore artistico

Recentemente la Presidenza del Consiglio dei Ministri lo ha nominato Presidente della Commissione incaricata di studiare una campagna di comunicazione a favore della diffusione della musica classica presso il pubblico giovanile.
Il 4 settembre 1997 il Presidente della Repubblica gli ha conferito l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce per i suoi meriti artistici.
Nell’aprile 2002 gli è stata assegnata la Laurea Honoris Causa in Scienza delle Comunicazioni.
Intensa è la sua attività discografica con la BMG Ricordi S.p.A- per la quale ha registrato: i Concerti di Beethoven e Brahms con Sawallisch, il Concerto di Cajkovskij con Kurt Sanderling, Mendelssohn e Bruch con Prêtre, alcune Sonate di Beethoven con Sawallisch al pianoforte, l’integrale dei Concerti di Mozart, Viotti, Vivaldi, “Le Quattro Stagioni”, tre Concerti di Paganini nell’edizione inedita di direttore-solista, il Concerto di Dvorak con Leonard Slatkin e la Philarmonia Orchestra di Londra; le Sonate e Partite di Bach per violino solo.
Ultime incisioni in ordine di tempo sono: “Il Trillo del diavolo” (disco “live” dei più importanti pezzi virtuosistici per violino); il Concerto di Schumann diretto dal M° Sawallish con la Bayerischer Rundfunk; i Concerti di Vivaldi con i Filarmonici di Roma; la Sinfonia Spagnola di Lalo con l’Orchestra RAI di Torino e de Burgos.

Uto Ughi suona con un violino Guarneri del Gesù del 1744, che possiede un suono caldo dal timbro scuro ed è forse uno dei più bei “Guarneri” esistenti, e con uno Stradivari del 1701 denominato “Kreutzer”, perché appartenuto all’omonimo violinista a cui Beethoven aveva dedicato la famosa Sonata..

 

Alessandro Specchi
Diplomato al Conservatorio Cherubini di Firenze ha poi seguito corsi di perfezionamento con Maria Tipo, Guido Agosti all’Accademia Chigiana di Siena,ottenendo il Diploma d’Onore, e con Geza Anda a Lucerna.

Vincitore in vari concorsi nazionali ed internazionali, svolge attività concertistica sia come solista che nel campo della musica da camera presso le più importanti istituzioni  concertistiche in Italia e all’estero (Europa,Sud America,Stati Uniti, Canada, Australia, Estremo Oriente).

Membro del Trio Mozart e del Musicus Concentus di Firenze, ha collaborato con illustri musicisti e cantanti (Uto Ughi, Maria Tipo, Giorgio Zagnoni, Antony Pay, Quartetto Academica, Quartetto Austriaco, Quartetto di Venezia, William Parson, Claudio Desderi, Elio Battaglia, Anastasia Tomaszewska ecc). Ha suonato sotto la direzione di Carlo Zecchi, Zoltan Pesko, Aldo Ceccato, Piero Bellugi, Donato Renzetti, Alan Paris ecc.

In Duo Pianistico con Maria Tipo ha inciso per la Ricordi opere di Ravel e Brahms. Con Giorgio Zagnoni ha inciso per la RCA e la Fonit Cetra. Con l’Orchestra di Brescia e Bergamo ha inciso per la Foné i Concerti di G. Cambini e D.M. Puccini. Per la Bongiovanni ha registrato con il fagottista P. Carlini e l’oboista L. Vignali opere di G. Corticelli.

Dopo essere stato fino all’85 titolare di cattedra di Pianoforte principale al Conservatorio Cherubini, ha ottenuto la Direzione dell’Istituto di Alta Formazione P. Mascagni di Livorno, tenendo regolari corsi di perfezionamento presso l‘Accademia di Firenze, l’Accademia di Acquasparta e l’Accademia di Portogruaro.

E’ stato tra i fondatori dell’Associazione Musicus Concentus di Firenze e del Concorso Internazionale V.Gui per la musica da camera. E’ stato Direttore Artistico dell’Orchestra della Toscana e della stagione dei Concerti del CEL di Livorno.

 


Georg Friedrich HAENDEL (Halle 1685-Londra 1759): Sonata in Re Maggiore op. 1 n°13
La musica da camera di Haendel comprende molte Sonate (chiamate anche ora Trii, ora Concerti, ora Soli) per diverse combinazioni di strumenti. Raggruppate in tre corpi di opere, in esse si compie una sintesi degli elementi linguistici più tipici del Barocco in ambito strumentale. Ciò avviene anche, in forma più ampia e completa, nel resto della produzione del compositore sassone, il quale soprattutto negli Oratori e nelle Opere esprime la sua arte con “quell’opulenza di forme, di colori armonici e timbrici, accenti declamatori e drammatici” che ne costituiscono i tratti più emblematici.
La Sonata op. 1 n. 13 fa parte di una raccolta di 15 sonate pubblicate nel 1879 a cura di Friedrich Chrysander nell’edizione dell’opera omnia di Haendel. Di queste sonate (per flauto o oboe o violino) soltanto le prime 12 furono pubblicate ai tempi di Haendel: a Londra nel 1730-32 e in precedenza ad Amsterdam.
Le sei Sonate n .3, 10, 12, 13, 14, 15, destinate al violino, sono fra i lavori strumentali più noti di Haendel. Di essi la Sonata op. 13 (HWV 371), inserita nell’op. 1, è più tarda rispetto alle altre e databile al 1745-50.

 

 

Ludwig van BEETHOVEN (Bonn 1770-Vienna 1827): Sonata in Do Minore n°7  op. 30 n°2
Composte nel 1802, probabilmente nei primi cinque mesi dell’anno, le Sonate op. 30 furono pubblicate a Vienna nel 1803 con dedica allo zar Alessandro I di Russia. Di questi tre lavori il più comunemente noto è il secondo, la Sonata in do minore, che si è soliti affiancare alle maggiori sonate pianistiche dello stesso periodo, quando si elencano i capolavori in cui con più decisiva e compiuta evidenza si riconoscono i caratteri del maturo ”secondo stile”  beethoveniano. […]
La Sonata in do minore op. 30 n. 2 si impone per una intensità drammatica e per una originalità (a tratti per una violenza) di scrittura che finora non si erano mai trovate con tale compiutezza nella produzione beethoveniana per violino e pianoforte. L’ampiezza del respiro, l’impeto, la violenza drammatica tendono a forzare gli equilibri e la tradizione del genere, affermando caratteri tipici del titanismo eroico del Beethoven della piena maturità. La tonalità è do minore, la stessa della Sonata op. 13 ”Patetica”  e del Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra: essa è subito chiaramente affermata nel primo tema, carico di un impeto e di una energia latenti intensissime.
Il suo primo motivo si basa semplicemente sulle note dell’accordo perfetto in do minore ed è enunciato piano, suscitando un senso di tensione e di attesa. Quando se ne impadronisce il violino, il pianoforte sembra accentuarne le cupe implicazioni, rispondendo con un breve tremolo al registro grave. Lo stesso delinearsi del primo tema, con le sue brevi incisive frasi che si compongono poi in una unità più vasta, in una sorta di crescendo, è un tratto originalissimo: la sua struttura complessiva conduce infine a violenti accordi in fortissimo, e di qui alla esposizione del secondo tema, in mi bemolle maggiore, un’idea che contrasta con la prima perché non ne ha il respiro teso e convulso, e che deriva la propria intima, concentrata energia dal carattere di marcia trasfigurata. Tutto l’Allegro con brio si svolge con serrata, rigorosa tensione, liberando le potenzialità drammatiche di questo materiale: va notato che qui Beethoven ha ritenuto opportuno evitare la tradizionale ripetizione dell’esposizione, evidentemente per accentuare il senso di serrata stringatezza del discorso, il suo respiro continuo e grandioso.
L’Adagio cantabile costituisce, all’interno della sonata, una sorta di pausa di dolcezza meditativa, un momento di pacata contemplazione, di velata tenerezza elegiaca: sostenuta da una nobile, commossa effusione melodica, questa pagina si vale di un accorto gioco chiaroscurale, che sa trarre una grande ricchezza di implicazioni espressive dalla su acomposta “semplicità”.
Lo Scherzo è una pagina concisa e vigorosa, carica di estrosa vitalità, di una intensa energia, che nel Trio centrale assume un respiro robusto, vagamente popolaresco, che si differenzia dal piglio scattante della sezione iniziale.
Il Finale ci riconduce ad una violenta intensità drammatica: è questa la pagina più evidentemente innovatrice dell’intera sonata, affermandosi in essa in modo perentorio la rottura con la tradizione.
Paolo Petazzi

 

 

Henryk WIENIAWSKI (Lublino 1837-Bruxelles 1912): Fantasia su temi del Faust di Gounod op. 20
Nell’Ottocento la figura del virtuoso ha già una storia plurisecolare alle spalle, una storia illustrata da figure quali Vivaldi, Boccherini, Alessandro Scarlatti, Haendel. E anzi la disfida tra questi due ultimi esecutori organizzata dal cardinale Ottoboni, in cui la leggenda vuole che il tedesco abbia prevalso all’organo e l’italiano al cembalo, sembra proprio l’archetipo delle appassionanti battaglie che costellano la storia dell’ascesa e della caduta del virtuoso nel XIX secolo. […] Il repertorio del virtuoso comprendeva pagine di autori noti, zibaldoni di arie liriche e infine pagine di propria composizione, ideate più a misura delle difficoltà da superare che sull’onda dell’ispirazione. Non stupisce che i cataloghi dei virtuosi del secolo scorso, con la felice eccezione di Niccolò Paganini, si somiglino tutti. […]
La famiglia di musicisti polacchi Wieniawski (Henryk, Józef, Aleksander, Irene Regina, Tadeusz) vanta una lunga e brillante continuità nel “mestiere”.
Henryk, il più noto della stirpe, si distinse assai presto per la sua istintiva musicalità. Dal Conservatorio di Parigi, dove entrò a 8 anni, uscì nel 1846 a 11 anni, vincendo il primo premio del concorso annuale su concorrenti di età ben maggiore della sua. L’exploit gli fruttò un Guarneri, con il quale nel 1848 iniziò la sua folgorante carriera, interrotta a tratti da una malattia cardiaca che lo stroncherà infine a Odessa a soli 44 anni.
L’indice delle composizioni di Henryk Wieniawski è piuttosto scarno: solo trentasei titoli, di cui otto sicuramente scritti ed eseguiti tra il 1848 e il 1851, sono andati perduti. La Fantasia op. 20 risale al 1866, lo stesso anno della sua esecuzione a Londra nella 22^ stagione de “The Musical Union Matinées”. Pubblicata a Lipsia nel 1868, fu dedicata a Cristiano IX re di Danimarca.
Marcello Piras

 

 

Camille SAINT-SAENS (Parigi 1835-Algeri 1921): Introduzione e Rondò capriccioso op. 28
E’ per Pablo de Serasate (1844-1908), il grande violinista spagnolo, che Saint-Saëns compone nel 1863 l’op. 28. Un lavoro che si affianca al Concerto n. 1 op. 20 e al famoso Concerto n. 3 op. 61, scritti anche per Serasate, così come le altre “españoladas”: Havanaise op. 83 e Caprice Andalous op. 122.
A ricordo dell’amico (morto il 20 settembre 1908) Saint-Saëns scrisse una breve pagina su “La Revue musicale” del 15 ottobre 1908, che rievoca la loro collaborazione: «E’ passato molto tempo da quando un giorno il già famoso Pablo de Serasate mi si presentò. Giovane e fresco come la primavera (così era), con la prima traccia di baffi sul labbro superiore mi parve così estremamente carino da sembrarmi la cosa più semplice al mondo l’idea di comporre un concerto per lui. Una parola che mantenni, scrivendo il Concerto in la maggiore op. 20 e poi ancora per lui il Rondò capriccioso in stile spagnolo e più tardi il Concerto in si minore op. 61.
Per molti anni nessun violinista volle suonare ai miei concerti, per non subire il trauma di essere confrontato con Pablo de Serasate. E non solo con il suo talento, ma con il suo “esprit”, lo slancio inesauribile ed il suo modo di porgere interessante e prezioso.»
L’ispirazione del pezzo venne a Saint-Saëns dall’Andante e Rondò Capriccioso per piano di Felix Mendelssohn Bartholdy, il cui rondò si apre esattamente con le stesse tre note.

 

 

 

Web Design by Alfred Team | Powered by Freestyle Monkey