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FRANZ SCHUBERT |
Quartettsatz in do minore D. 703 |
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ROBERT SCHUMANN
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Quartetto in la minore op. 41 n. 1 |
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ANTONÌN DVOŘÁK
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Quintetto in la maggiore op. 81 |
MICHELANGELO STRING QUARTET
Mihaela Martin e Stephan Picard violini
Nobuko Imai viola - Frans Helmerson violoncello
Esempio assai raro di quartetto d’archi formato da musicisti che si distinguono per la loro attività di solisti, di cameristi e di docenti di prestigio internazionale, il Michelangelo String Quartet si è costituito nel 2002, nella condivisione di una comune, intensa passione per l’affascinante repertorio del quartetto per archi. Nella prima stagione di attività il quartetto ha effettuato una tournée in Giappone e in Gran Bretagna e ha tenuto concerti nella sala del Concertgebouw di Amsterdam, al Teatro degli Champs Elysées a Parigi e alla Tonhalle di Zurigo. Negli ultimi due anni il quartetto è stato ospite dei Festivals di Edimburgo, Ginevra, Manchester, Prades, Stoccolma, e nel 2005 è stato invitato per la prima volta da importanti società di concerti in Italia, dove è ritornato nel corso del 2007-8 e 2010. Per la Casa discografica Panclassics sono stati pubblicati i 6 quartetti dell’Op. 18 di Beethoven, primo traguardo dell’integrale beethoveniana nella quale il quartetto è attualmente impegnato. Unanime il giudizio della critica musicale internazionale nel sottolineare l’altissimo livello espresso dalla formazione in un arco temporale così ristretto.
Mihaela Martin, violinista di origine rumena, attraverso gli insegnamenti ricevuti da Stefan Gheorghiu, fa vivere un patrimonio didattico che ha i suoi riferimenti in David Oistrach e George Enescu. Premiata al Concorso Tchaikovsky, ha ottenuto il primo premio al Concorso Internazionale di Indianapolis. Per la musica da camera collabora con artisti quali Marta Argerich, Yuri Bashmet, Nobuko Imai, Leon Fleischer e Menahim Pressler. E’ professore alla Musikhochshule di Colonia.
Stephan Picard ha studiato con Saschko Gawriloff, Stefan Gheorghiu e Roman Nodel. Nel 1984 ha vinto il Concorso Internazionale Maria Canals di Barcellona e quello Nazionale Tedesco. Di lì è iniziata un’ampia attività internazionale come solista con le migliori orchestre e come ospite dei più qualificati festivals di musica da camera. E’ membro del Trio Mendelssohn di Berlino e responsabile della sezione strumenti ad arco dell’Accademia di Musica Hanns Eisler di Berlino.
Nobuko Imai è stata membro del Quartetto Vermeer, ed è oggi unanimemente collocata dalla critica musicale internazionale ai vertici del violismo moderno. Dopo aver studiato alla Scuola di Musica Toho di Tokyo, all’Università di Yale e alla Julliard School, ha ottenuto il primo premio ai Concorsi Internazionali di Ginevra e Monaco. Per la musica da camera si ricordano le sue collaborazioni con Gidon Kremer, Midori, Itzhak Perlman, Yo Yo Ma, Andras Schiff e Roland Brautigam. E’ professore ai Conservatori di Amsterdam e Ginevra.
Frans Helmerson è stato primo violoncello negli anni 70’ dell’Orchestra Sinfonica della Radio Svedese guidata da Sergiu Celibidache. Perfezionatosi con William Pleeth e Mstislav Rostropovic, Helmerson si è aggiudicato il primo premio nei Concorsi Internazioni Cassadò, Ginevra e Monaco. Violoncellista di grande versatilità, alterna l’attività solistica e di direzione d’orchestra con quella da camera. E’ professore alla Musikhochschule di Colonia.
Filippo Gamba pianoforte
Nel luglio 2000 Filippo Gamba ottiene il Primo Premio al Concorso Géza Anda di Zurigo e viene insignito dalla Giuria, presieduta da Vladimir Ashkenazy, del “Premio Mozart” per la migliore interpretazione del concerto per pianoforte ed orchestra dello stesso autore. Il successo in questa prestigiosa competizione seguiva quelli riportati in numerose affermazioni internazionali: nel 1993 il II premio al “Beethoven Competition “ di Vienna; due anni dopo il Primo Premio al “Bremen Klavierwettbewerb” e nel 1999 al “Concorso Ettore Pozzoli”.
Da allora l’artista ha tenuto recital per importanti Festival musicali, tra i quali il Ruhr Piano Festival, i Festival di Varsavia, Oxford, Lucerna, Settimane Musicali di Stresa, “Meister des Klaviers”, Festival di Cracovia e Musical Olympus Festival di San Pietroburgo, esibendosi nelle più rinomate sale concertistiche europee: Parigi (Téâtre du Châtelet), Berlino (Konzerthaus), Amsterdam (Concertgebouw), Vienna (Konzerthaus), Lione (Salle Molière), Monaco (Herkules-Saal) e Hannover (NDR-Saal). Alla consolidata attività solistica si affiancano collaborazioni con prestigiose orchestre europee quali i Berliner Sinfoniker, la Wiener Kammerorchester, la SWR-Sinfonierochester di Stoccarda, la Staatskapelle di Weimar, l’Orchestra della Tonhalle di Zurigo, la City of Birmingham Symphony oltre che l’Orchestra Filarmonica d’Israele e la Camerata Accademica Salzburg-sotto la direzione di Simon Rattle, Pinchas Steinberg, James Conlon, Vladimir Ashkenazy, Peter Hirsch e Georg Albrecht. Per la musica da camera l’interprete collabora con i quartetti The RTÉ Vanbrugh Quartet, Michelangelo String Quartet e con il violoncellista Enrico Bronzi.
Di origine veronese, Filippo Gamba deve la propria formazione agli studi con Fabio Bonizzato a Verona, con Maria Tipo a Fiesole e con Homero Francesch. Recentemente è stato nominato titolare di una delle cattedre di pianoforte alla Hochschule di Basilea.
FRANZ SCHUBERT (Lichtenthal 1797 – Vienna 1828)
Tempo di quartetto in do minore D. 703
Questo celebre movimento, scritto per un quartetto rimasto incompiuto, risale al dicembre del 1820, ma fu pubblicato a Lipsia solo nel 1870. Tempo di quartetto (Quartettsatz) fu eseguito per la prima volta a Vienna ad opera del Quartetto Hellmesberger, che ebbe il merito di diffondere le opere di Brahms e Brukner, otre a quelle non ancora conosciute di Schubert, in anni successivi alla sua morte.
Il manoscritto del Quartettsatz, appartenuto a Johannes Brahms prima di passare definitivamente alla Gesellschaft der Musikfreunde di Vienna, faceva seguire al primo movimento un frammento di 41 battute di un Andante in la bemolle in tempo di ¾. Di questo vigoroso segmento, lontanissimo dalle composizioni della “Hausmusik” dei primi quartetti, “si deve innanzitutto sottolineare l’eccezionalità nel cosmo del quartettismo schubertiano. La struttura elude ogni schematicità - come accade spesso in Schubert - e poggia la sua poetica su ragioni che chiameremmo piuttosto drammatiche, quasi la musica aspirasse a farsi metafora di una pagina teatrale.” (Paolo Cossato).
Il primo tema è esposto in do minore ed è un pianissimo; il secondo tema, dall’impronta lirica, adotta il la bemolle maggiore. Poi un continuo chiaro-scuro innerva lo sviluppo incalzante, dominato da ineffabili struggimenti ; il ritorno al tema di apertura connota cupamente la parte finale.
ROBERT SCHUMANN (Zwickau [Sassonia] 1810 – Endenich [Bonn] 1856)
Quartetto in la minore op. 41 n. 1
Nel 1840 Schumann debutta felicemente nel genere liederistico con una produzione copiosa e sostanzialmente definitiva. L’allargamento dei suoi orizzonti prosegue poi con i concerti e le sinfonie. Nel 1841 il musicista lavora al Concerto per pianoforte e orchestra, alla Prima ed alla futura Quarta Sinfonia. Nel 1842 arriva, quindi, la svolta della musica da camera. Egli sembra seguire un programma di rigorosa, graduale espansione delle sue zone d’interesse. Negli anni successivi quel compositore, che sembrava in chopiniana sintonia con l’intima poesia del pianoforte, affronterà i generi più diversi: dal melodramma (Genoveva) alla musica di scena (Manfred), dall’oratorio (Il Paradiso e la Peri) alle composizioni sacre per soli, coro e orchestra (due Requiem ed una Messa).
L’esordio in ambito cameristico avviene nella forma del quartetto, con le tre composizioni dell’opera 41. I risultati, pur pregevoli, non sempre si affrancano da un certo accademismo di fondo; il modello beethoveniano si erge dispotico anche in queste pagine, che soffrono ovviamente dell’improbo confronto.
Di certo, Schumann aveva studiato la produzione cameristica di Beethoven (unitamente a quella di Haydn e Mozart) prima di cimentarsi nell’ardua prova. I suoi Quartetti si pongono per l’appunto quale esplicito proseguimento nel solco di quella tradizione, citando e riutilizzando alcune idee musicali del Titano di Bonn (come il tema dell’Adagio della Nona Sinfonia e la Sonata per pianoforte op. 31 n. 3).
Dopo l’avventura creativa del decennio pianistico, dove l’immaginazione riformulava anche le strutture formali, ora il musicista sceglie di misurarsi attraverso schemi più rigidi e poco aperti ad accogliere il pensiero musicale romantico.
In particolare questi Quartetti rappresentano le uniche composizioni cameristiche nelle quali è assente il prediletto pianoforte; anche per tale motivo la scrittura pare a tratti impacciata: una sorta di pensiero musicale pianistico “travestito” e riadattato per l’occasione.
Nell’insieme però, almeno il primo quartetto possiede una fisionomia di un certo interesse: dolce e cantabile sin dall’incipit. In seguito, lo sviluppo acquista poi un andamento beethoveniano vissuto sul contrasto e che raggiunge, almeno in alcuni passaggi, esiti davvero incantevoli. Il sommesso, intimo lirismo si esprime compiutamente in questo movimento. Lo scherzo risulta invece più ovvio e larvatamente scolastico. L’adagio successivo è pagina ricca di pathos, permeata su una riconoscibile citazione della Nona Sinfonia di Beethoven; poi il tema si dilata con melodica e struggente espressività, mentre il finale appare prevedibile. Si tratta, in fondo, di un lavoro ancora acerbo e discontinuo, anche se possiede alcuni momenti di sicura presa sull’ascoltatore.
Alessandro Romanelli
ANTONÌN DVOŘÁK (Nehalozeves [Kralup] 1841 – Praga 1904)
Quintetto in la maggiore op. 81
Il Quintetto in la maggiore op. 81 ripropone la caratteristica commistione di eredità folkloristica e inclinazioni brahmsiane che informa molta parte dell’opera di Antonìn Dvořák ma la tempo stesso si avvale di un sottile ordito che stringe ogni elemento tematico in una fitta rete di richiami e citazioni e sviluppi che corrono da un movimento all’altro, senza rinunciare ad un’eredità ritmica che in alcuni momenti si fa travolgente e totalizzante. Né manca un certo straniamento armonico nel ricorso alle forme folkloriche (la Dumka e il Furiant), piegate a necessità espressive di natura assai diversa e più intima e segreta. Scritto tra il 18 settembre e i 3 ottobre 1887, il lavoro trova le sue origini in un quintetto composto quindici anni avanti, che aveva lasciato insoddisfatto lo stesso Dvořák, nonostante l’avesse poi pubblicato come op. 5. ecco allora un nuovo quintetto nella stessa tonalità e con la stessa disposizione strumentale, che si rifà soprattutto al modello brahmsiano, ma rielaborato secondo un procedimento tipico del compositore boemo, che riprende melodie e ritmi popolari, trattandoli attraverso un melisma ricco di pathos e fervore, che trova riscontro nell’elegia e in sonorità sensuali. Il primo movimento è costruito su un appassionato e talora impetuoso lirismo, mentre i tre successivi sono in forma di Dumka, Furiant e Polka. Dedicato a Bohdan Neureuther, il Quintetto venne eseguito per la prima volta il 6 gennaio 1888.
Sergio Garbato
INGRESSO: Interi Euro 15 Soci Euro 10 M/R Euro 5
TESSERE: Soci ordinari Interi € 50 Famigliari € 30 Ridotti € 25
Soci nuova iscrizione € 40…..Soci sostenitori a partire da € 50
Si prega di esibire la tessera all'atto dell'acquisto del biglietto.
Rinnovo tessere associative, informazioni e prevendita biglietti: Agenzia ALPE BELLUNESE
Belluno - Piazza Martiri, 2/A - tel./fax 0437.940407 e dalle 20:00 in poi, nella sede del concerto.