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3 Mazurke: |
op. 24 n° 1 in sol minore (1833-34) |
| Barcarola | op. 60 in fa diesis maggiore (1845-46) |
| 12 Studi | op. 10 (1829-32) |
| Preludio | op. 45 in do diesis minore (1841) |
| 3 Valzer: |
op. 69 n° 1 in la bemolle maggiore (1835) op. 64 n° 1 in re bemolle maggiore (1846) op. 18 n° 1 in mi bemolle maggiore (1831) |
| 3 Mazurke |
op. 41 n° 4 n la bemolle maggiore (1838-39) op. 63 n° 3 in do diesis minore (1846) op. 24 n° 4 in si bemolle minore (1833-34) |
| Ballata | op. 23 n. 1 in sol minore (1831-35) |
| Polacca | op. 53 in la bemolle maggiore “Eroica” (1842) |

INGRESSO: Interi Euro 15 Soci Euro 10 M/R Euro 5
TESSERE: Soci ordinari Interi € 50 Famigliari € 30 Ridotti € 25
Soci nuova iscrizione € 40 - Soci sostenitori a partire da € 50
Si prega di esibire la tessera all'atto dell'acquisto del biglietto.
Per il rinnovo delle tessere associative, per informazioni e prevendita biglietti:
Agenzia ALPE BELLUNESE - Belluno - Piazza Martiri, 2/A - tel./fax 0437. 940407
o, nella sede del concerto, mezz'ora prima del suo inizio.
Maurizio Baglini
Premiato giovanissimo nei più importanti concorsi internazionali – Busoni di Bolzano, Chopin di Varsavia, Willam Kapel del Maryland – a soli 24 anni vince all’unanimità il World Music Piano Master di Montecarlo.
Ospite dei maggiori festivals di tutto il mondo – La Roque d’Anthéron, Loeckenhaus, Yokohama Piano Festival, Australian Chamber Music Festival, Anima Mundi a Pisa, Benedetti Michelangeli di Bergamo e Brescia, Rossini Opera Festival, Israel Festival di Gerusalemme, Festival Lisztomania di Châteauroux – viene regolarmente invitato da accreditate istituzioni concertistiche internazionali come solista e in formazioni di musica da camera: Salle Gaveau di Parigi, Kennedy Center di Washington, Auditorium du Louvre, Gasteig di Monaco di Baviera, IUC di Roma, Unione Musicale di Torino.
Solista con prestigiose orchestre quali la Philarmonique di Montecarlo, la Sinfonica di Barcellona, la Zurich Kammer Orchestra, I pomeriggi musicali di Milano, Orchestra da Camera di S. Pietroburgo, Baltimore Symphony Orchestra, ha collaborato con direttori quali Emmanuel Krivine, Armin Jordan, Howard Griffiths, Donato Renzetti, Maximiano Valdes, Brian Wright, Massimiliano Caldi, Antonio Allemandi.
Le sue esecuzioni sono state apprezzate ed elogiate dalla critica internazionale:
“…L’aurait on rêvé qu’on n’aurait jamais imaginé entendre un jour un pianiste aussi proche d’Alfred Cortot par l’esprit, la sonorité…..E puis Baglini a une sonorité profonde, a la fois lumineuse et ronde, une dynamique à couper le souffle, une culture du son rarissime a notre époque, une vraie présence en scène. “Alain Lompech (Le Monde)
“…Un pianiste vrai, un musicien authentique, un nom à retenir…“ Pierre Petit (Le Figaro)
“Baglini: Piano with Emotion.“ Cecilia Porter (Washington Post)
“…One of the most significant Chopin performers in the next ten/twelve years…“ Robert Vroon (American Record Guide)
Ha al suo attivo una rilevante discografia che include fra l’altro due versioni dei 27 Studi di Fryderyk Chopin, eseguiti sia su strumenti originali del XIX secolo, che su pianoforte moderno (Phoneix Classics).
Per la rivista Suonare e News ha pubblicato un CD di musiche spagnole intitolato Fandango.
Nel 2005 ha dato inizio alla registrazione dell’opera integrale per pianoforte di Bach Busoni, edita da Tudor, terminata nel 2009.
Ha pubblicato per Kashima Productions un DVD con il Concerto n° 1 op. 11 di Chopin, accompagnato dalla New Japan Philarmonic Orchestra.
Interprete versatile, ha un vasto repertorio che spazia da William Byrd alla musica contemporanea, con riferimenti importanti a Chopin, oltre ad un profondo interesse per la prassi esecutiva filologica su clavicembalo e fortepiano.
Dal 2005 suona stabilmente in duo con la violoncellista Silvia Chiesa. Nel 2006 Azio Corghi dedica la Duo Silvia Chiesa Maurizio Baglini la Suite d’apres cinq chansons d’élite, edita da BMG Ricordi e subito incisa dai due musicisti per l’etichetta Concerto.
Nel dicembre 2007 Maurizio Baglini viene invitato come unico pianista italiano a festeggiare i 100 anni della Salle Gaveau a Parigi, in una serata trasmessa dall’emittente televisiva France 3 a cui, fra gli altri, hanno partecipato Martha Argerich, Nelson Freire e Jean Marc Luisada.
Il 9 maggio 2008 è stato ospite principale della trasmissione televisiva Toute la musique qu’ils aiment, presentata da Alain Duault su France 3, autorevole spazio televisivo francese dedicato alla musica d’arte.
Di recente pubblicazione l’integrale dell’opera per pianoforte solo di Rolf Urs Ringger (Tudor) che include cinque prime esecuzioni assolute.
Nel 2008 esegue al Musée d’Orsay a Parigi la Sinfonia n° 9 di Beethoven nella trascrizione per pianoforte solo di Franz Liszt, accompagnato dal coro di Radio France, diretto da Matthias Brauer, in diretta radiofonica su France Musique.
La registrazione dell’imponente trascrizione viene pubblicata nel 2009 da Decca ed entusiasticamente recensita da riviste e quotidiani di tutto il mondo: Fanfare, American Record Guide, Il Sole 24 Ore, Music and Vision. Per la stessa rinomata etichetta pubblicherà nel 2010 i Dodici Studi di Esecuzione Trascendentale di Franz Liszt.
Nel giugno 2008 ha pubblicato l’opera di Camille Saint-Säens per violoncello e pianoforte insieme a Silvia Chiesa per la nota rivista musicale Amadeus. Il successo della registrazione è valso loro il debutto al Palaces Festival di San Pietroburgo, una tournée in Cina e l’invito presso Les rencontres musicales à Nohant.
Nel marzo 2009 nha realizzato al Teatro Verdi di Pordenone l’esecuzione in prima assoluta del Concerto per pianoforte e orchestra del compianto Giuseppe Molinari con l’Orchestra del Friuli Venezia Giulia.
Nel febbraio 2005 è stato protagonista delle prima esecuzione mondiale del Concerto per pianoforte e orchestra di Azio Corghi “Filigrane Bachiane“, edito da Ricordi e dedicato allo stesso Maurizio Baglini con l’Orchestra Nazionale della RAI di Torino, diretta da Arturo Tamayo.
Nel 2005 Maurizio Baglini ha ideato la prima edizione della Amiata Piano Festival con l’intento di diffondere capillarmente l’intrattenimento culturale in una delle zone più belle e ispiratrici del territorio italiano, l’Alta Maremma. Nel 2007, grazie al successo delle prime due edizioni, Baglini realizza un nuovo progetto il Dionisus, Festival di Musica, Arte e Multimedia, manifestazione che ruota attorno al suggestivo quadro ambientale del Castello di e della Cantina di Collemassari, allo scopo di richiamare l’attenzione del turismo internazionale verso una regione di particolare fascino ed ospitalità.
OMAGGIO A CHOPIN
Nell’ambito della 57^ stagione intitolata ANNIVERSARI non poteva mancare un omaggio a Fryderyk Chopin nel bicentenario della nascita. All’omaggio di questa sera se ne aggiungerà un secondo giovedì 13 maggio al Teatro Comunale, che proporrà all’ascolto il Concerto per pianoforte e orchestra op. 21 n° 2.
In primo piano quindi la musica.
L’esecuzione di Maurizio Baglini comprende un’antologia di brani rappresentativi dell’intera produzione di Chopin per pianoforte solo nell’arco della sua breve vita: dalle composizioni degli anni giovanili a Varsavia a quelle dell’ultima estate a Nohant, nella villa di campagna di Gorge Sand, quando era già consapevole e rassegnato al suo precoce destino di morte.
Valgono anche per lui i sorprendenti versi della sorella Emilia, stroncata dalla tubercolosi nel 1827 a soli quattordici anni. “Mourir est mon sort! Je ne crains point la mort, mais je crains de mourir dans votre souvenir!”
E ancora è sembrato efficace e significativo per penetrare nella poetica e nel linguaggio di Chopin - uomo, interprete e compositore – riportare di seguito alcune considerazioni di musicisti di ieri e di oggi sull’unicità e la rilevanza della sua arte nella letteratura pianistica.
E’ parso inoltre opportuno fornire la sintetica scheda biografica di Chopin, redatta da Piero Rattalino nella monografia scritta per la collana “I Grandi della Musica”.
Un ultimo inevitabile accenno a Varsavia e alla Polonia, al carattere della sua gente, alle sue aspirazioni di unità e indipendenza, perché è di questo sentire che si è nutrita l’anima di Chopin.
Le Mazurke e le Polacche non costituiscono solo la riscoperta del patrimonio folklorico polacco ma, derivando da una commossa nostalgia per la patria lontana, esprimono un vibrante sentimento di amore per la libertà. Lo stesso che sigla un’altra intensa pagina chopiniana: Studio op. 10 n° 12 “La caduta di Varsavia”, avvenuta nel 1831.
A Varsavia e in Polonia non si contano i numerosi riferimenti al grande Fryderyk, fra i quali: il Concorso Pianistico a lui intitolato, a cadenza quinquennale, che dal 1927 resta ancora il più importante a livello internazionale; l’Istituto Chopin e, grazie ad esso, il Festival Chopin, giunto alla VI edizione; il Museo Chopin, rinnovato ed inaugurato nel 2010, in occasione delle celebrazioni dell’anniversario; le vie, le piazze, i monumenti che da lui prendono nome; ed infine l’orgoglio della nazione di potersi identificare in lui.
Luisa Coin
Scopriteli il capo, Signori, un genio!...Chopin è riconoscibile fin nelle sue pause e nei suoi silenzi…Gli Studi sono belli. Si immagina un’arpa eolica che ha tutta l’estensione dei suoni…La sua ispirazione è vigorosa e originale….
ROBERT SCHUMANN (1810-1856)
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Chopin non è stato conosciuto e non lo è ancora dalla folla. Occorrono grandi progressi del gusto e della comprensione dell’arte perché le sue opere diventino popolari… Verrà un giorno in cui tutti sapranno che questo genio vasto, completo, sapiente quanto quello dei più grandi maestri ai quali si era assimilato, ha conservato un’individualità ancora più squisita di quella di Johann Sebastian Bach, ancora più potente di quella di Beethoven, ancora più drammatica di quella di Weber. Egli è tutti e tre insieme ed ancora se stesso, cioè sottile nel gusto, più austero nel grandioso, più lacerante nel valore.
GEORGE SAND (1804-1876)
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E’ impossibile cimentarsi a fare un’analisi intelligente dei lavori di Chopin senza trovarvi le bellezze di un ordine molto elevato, di un’espressione perfettamente nuova e di una struttura armonica tanto originale quanto sapiente. In lui, l’arditezza si giustifica sempre; la ricchezza, l’esuberanza stessa non escludono la chiarezza; la singolarità non degenera mai in stravaganza barocca; le cesellature non sono mai disordinate e il lusso dell’ornamento non sovraccarica l’eleganza delle linee principali. Le sue migliori opere abbondano di combinazioni che, lo si può dire, fanno epoca nella elaborazione dello stile musicale. Ardite, brillanti, seducenti, esse mascherano la loro profondità sotto tanta grazia e la loro abilità sotto tanto fascino, che a stento si riesce a sottrarsi alla loro trascinante attrattiva per giudicarle a freddo dal punto di vista del loro valore teorico; quest’ultimo è già sentito, ma si farà sempre più riconoscere quando sarà arrivato il tempo di un esame attento dei servizi resi all’arte durante il periodo che Chopin ha attraversato.
FRANZ LISZT (1811-1886)
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Chopin, come esecutore e come compositore, è un artista a sé, non ha un punto in comune con un altro musicista di mia conoscenza. Purtroppo non c’è che Chopin stesso che possa suonare la sua musica e darle quell’andamento originale, quell’imprevisto che è uno dei suoi fascini principali; la sua esecuzione è venata di mille sfumature di movimento di cui egli solo ha il segreto e che non si saprebbe indicare… Ci sono incredibili dettagli nelle sue Mazurke; ed è anche riuscito a renderle interessanti, eseguendole con l’ultimo livello di dolcezza, al superlativo del “piano”, con i martelletti che sfiorano le corde, tanto che si è tentati di avvicinarsi allo strumento e porgere l’orecchio come si farebbe ad un concerto di silfi e di folletti.
HECTOR BERLIOZ (1803-1869)
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Chopin fu un genio dal fascino universale. La sua musica conquista i pubblici più disparati.
Quando nelle sale da concerto risuonano le prime note delle sue opere, si notano segni di gioia già nell’atto di riconoscerle, quale preludio all’ascolto che verrà.
La sua musica è nota in tutto il mondo. E’ amata, uomini e donne ne sono toccati, senza distinzione. Eppure la sua non è musica “romantica”, nel significato che Byron attribuisce a questo termine.
Non racconta storie o dipinge immagini. E’ espressiva e personale, ma raggiunge i vertici dell’arte pura.
Anche in un’epoca astratta, in un’epoca atomica come la nostra, in cui le “emozioni” non sono più di moda, Chopin continua a vivere. La sua musica costituisce il linguaggio universale della comunicazione umana.
Quando io suono Chopin, so di parlare direttamente al cuore della gente.
ARTUR RUBINSTEIN (1886-1982)
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Fra le misteriose componenti che cristallizzano in quel miracolo che è la musica di Chopin, è probabile che un tempo, come oggi, la nozione di quella originalità assoluta, di quella riconoscibilità immediata dipendesse dall’invenzione di un “canto” che nella voce aveva solo lontane ascendenze, un canto tanto originale che in realtà ha dovuto inventarsi da capo un suono tutto suo, la voce del pianoforte.
Nei Preludi, dove ogni battuta splende come una gemma, Chopin ha inventato una poetizzazione del preludio, interponendo fra modelli antichi (Bach sopra tutto) e pezzi di bravura moderni la sua soggettività: che si realizza in una perenne mobilità linguistica, dove preludio bachiano e pezzo per pianoforte romantico scivolano uno dentro l’altro come due anelli incatenati.
Il Notturno è tutto fervore lirico, canto puro come il cristallo, ….. che si popola di presenze, duetti appassionati, confessioni sommesse, passi felpati, cori lontani; presenze non ambigue tuttavia, ma certe, della certezza e verità della poesia.
Sonate, Ballate, Fantasia, Barcarola sono meravigliosi poemi musicali dove all’interno di un solo movimento, di un solo respiro creativo, le immagini si succedono e si incalzano in reciproca integrazione, senza perdere la pregnanza del frammento.
GIORGIO PESTELLI (1938)
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Chopin resta il musicista originalissimo per eccellenza. Si potrebbe pensare a un compositore che non ha avuto padri e non ha avuto figli, se si escludono le influenze sull’impressionismo francese. Dei predecessori amava solo Bach e Mozart, non i suoi contemporanei. L’aspetto miracoloso di Chopin è che in questa posizione isolata ha raggiunto l’universalità, ha toccato il pubblico di tutto il mondo.
Suonare Chopin è un privilegio incredibile. Egli ha creato la scrittura pianistica più seducente mai trovata da un compositore. Usando le possibilità del pedale e la disposizione degli accompagnamenti, scritti in modo da far cantare meglio la melodia attraverso il fenomeno degli armonici. È l’arte di cantare: eludere l’idea del pianoforte come strumento percussivo, farlo diventare uno strumento cantante. Realizzare questa bellezza di suono da un punto di vista fisico e risolvere i problemi dell’interpretazione è uno dei compiti più difficili. Diceva Rubinstein: “Posso suonare una Sonata pirotecnica come fosse niente, devo pensare a ogni nota di Chopin per poterlo suonare”. Tutto ci attrae, sembra che ci avviciniamo alla sostanza della sua musica, ma all’ultimo momento troviamo una specie di camera blindata in cui è difficilissimo penetrare. Lì si racchiude la sua interiorità.
MAURIZIO POLLINI (1942)
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