| J.-Ph. RAMEAU (1683-1764) |
Suite in re Les Tendres Plaintes. Rondeau (I teneri lamenti) |
| W.A. MOZART (1756-1791) |
Sonata in la minore KV310 (300d) Allegro maestoso Andante cantabile con espressione Presto |
| J. BRAHMS (1833-1897) |
Variazioni su un Tema di Händel op. 24 (1861) Tre Intermezzi op. 117 (1892) |
Grigory Sokolov
Grigory Sokolov è oggi considerato uno dei più grandi pianisti dei nostri giorni e i suoi recital ricevono ovunque trionfali accoglienze. La critica esalta la serietà e la profondità del suo pensiero musicale unitamente all’originalità interpretativa e all’infinito dominio tecnico.
Nato a Leningrado, Grigory Sokolov ha intrapreso gli studi musicali all’età di cinque anni e a sedici, ancora studente, ha raggiunto fama mondiale vincendo il Primo Premio al Concorso Tchaikovsky di Mosca.
In 40 anni di carriera Grigory Sokolov ha suonato nelle più importanti sale da concerto del mondo e ha collaborato con più di duecento direttori tra cui Myung-Whung Chung, Valery Gergiev, Neeme Järvi, Sakari Oramo, Trevor Pinnock, Andrew Litton, Walter Weller, Moshe Atzmon, Herbert Blomstedt e molti altri.
Grigory Sokolov ha collaborato con la Philharmonia di Londra, il Concertgebouw di Amsterdam, i Münchner Philharmoniker, la New York Philharmonic, la Montreal Symphony, l’Orchestra del Teatro alla Scala e le Filarmoniche di Mosca e di San Pietroburgo e molte altre.
Nella stagione 2011-12 il pubblico europeo potrà ascoltare Grigory Sokolov in recital alla Konzerthaus di Vienna, alla Philharmonie di Berlino, al Théâtre des Champs-Elysées di Parigi, al Concertgebouw di Amsterdam e ancora a Monaco, Amburgo, Zurigo, Madrid, Helsinki, al Klavier Festival Ruhr, al Festival de Colmar e al Festival de La Roque d’Anthéron.
Le principali date italiane includono, oltre a Belluno, recital a Roma per l’Accademia di Santa Cecilia, a Milano per la Società dei Concerti, a Genova per la GOG, al Festival di Brescia e Bergamo, all’Unione Musicale di Torino, al Bologna Festival.
Discografia
BACH L’Arte della fuga BWV 1080
Partita n. 2 in do minore BWV 826
BEETHOVEN Variazioni Diabelli op. 120
Sonata n. 4 op. 7
Sonata n. 28 op. 101
2 Rondò op. 51 e Rondò op. 129
BRAHMS Sonata n. 3 in fa minore op. 5
4 Ballate op. 10
CHOPIN 24 Preludi op. 28
Sonata n. 2 op. 35 "Marche Funèbre"
12 Études op. 25
SCHUBERT Sonata in sol maggiore D. 894
Sonata in si bemolle maggiore D. 960
SCRIABIN Sonata n. 3 in fa diesis minore op. 23
Sonata n. 9 op. 68 "Poème satanique"
PROKOFIEV Sonata n. 8 in si bemolle maggiore op. 84
RACHMANINOV Preludio n. 4 op. 23
TCHAIKOVKSY Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 op. 23
DVD - SOKOLOV IN PARIS di Bruno Monsaingeon
BEETHOVEN Sonate op. 14 n. 1 e 2
Sonata op. 28 “Pastorale”
KOMITAS 6 Danze
PROKOFIEV Sonata n. 7 op. 83
Encores: Chopin, Couperin, Bach
Jean-Philippe RAMEAU (Digione 1683-Parigi 1764)
Pièces de Clavecin
Rameau nacque a Digione dove, dal padre organista, imparò la musica – a cantarla e a scriverla - e dove studiò presso il Collegio dei Gesuiti.
Dei suoi primi vent’anni restano notizie sommarie. Si sa che soggiornò a Milano (1701) e che ebbe incarichi come Maestro di Cappella in varie chiese parrocchiali (Avignone, Clermont-Ferrand, Parigi, Digione, Lione) e che nel 1722 approdò definitivamente a Parigi dove incominciò con successo l’attività teatrale.
Cantate e Motetti furono le prime opere di Rameau, che deve però la sua iniziale celebrità al corposo trattato ”Traité de l’Harmonie redite à ses principes naturels”, cui seguirono altri scritti teorici, e, successivamente, numerose opere e balletti, alla cui composizione attese fino alla morte e che nel 1745 gli valsero la nomina a Compositeur du Cabinet du Roi.
Rameau clavicembalista fu fedele successore di Couperin, del quale eguaglia la freschezza, il colore, la capacità evocativa, caratteri che trovano espressione in una scrittura dotata di “ricchezza di ispirazione, diversità di tocco armonico, varietà di ritmo di cui non si conoscevano esempi prima di lui.” (Jaques Challey)
Pièces de Clavecin costituiscono un corpo di una sessantina di opere, riunite in tre raccolte, alle quali si aggiungono cinque pezzi trascritti dai suoi Pièces de Clavecin en Concerts: la prima raccolta risale al 1706, la seconda al 1724, ripubblicata nel 1731, l’ultima agli anni 1729-30. In esse sono riconoscibili “intellettualismo misto a passione e dolcezza”, cifre fondamentali di quella “vrai musique” che Rameau stesso chiamava “le language du coeur”.
Wolfgang Amadeus MOZART (Salisburgo 1756-Vienna 1791)
Sonata in la minore K 310
Nella vastissima produzione pianistica mozartiana noi possediamo il maggiore, più completo documento del periodo storico
che unisce l’epoca del clavicembalo a quella del pianoforte. […] Seguendo attentamente quella vasta produzione, assistiamo – con occhi sorpresi e commossi – allo sviluppo ed al consolidamento della moderna tecnica pianistica durante la vita di Mozart, tecnica che, partita dalla base ancora profondamente cembalistica di C. Ph. Emanuel Bach, raggiunge quella puramente pianistica di Muzio Clementi, la quale a sua volta immette direttamente nel pianismo di Beethoven. […]
Delle diciannove Sonate per pianoforte (1775-1789), la Sonata in la minore K 310 è una fra le più stupende creazioni di Mozart: un mondo nuovo, patetico e grandioso, in cui regna uno spirito profetico che lascia intravvedere numerosi aspetti del maggiore romanticismo.
La chiarezza ed il vigore delle idee, l’ampiezza dei loro sviluppi, la ricchezza armonica ed infine l’evoluzione del tecnicismo pianistico fanno di questa sonata una delle gemme non solo dell’intera raccolta, ma anche dell’opera omnia del suo autore.
Il primo tempo è di una drammaticità, di una tensione quasi esasperata che non hanno riscontri nelle sonate precedenti. L’Andante cantabile con espressione precorre già l’arte di Schubert e contiene una parte centrale (a ritmo di sestine alla mano destra) di carattere tragico, dove vengono impiegate in modo assolutamente inedito numerose aspre dissonanze. Il finale è un pezzo straordinario, che nulla poteva far prevedere nelle sonate anteriori e che non ha eguali nell’intera produzione mozartiana. […]
Se si considera che la parte centrale proviene dal tema iniziale, si giunge alla conclusione che l’intero pezzo è costruito su un unico tema. Da ciò il suo ritmo incessante e come spinto da un’inesorabile fatalità.
Alfredo Casella
Johannes BRAHMS (Amburgo 1833-Vienna 1897)
Variazioni su un Tema di Händel op. 24 (1861)
Di solide dimensioni, il suo prepotente dominio della tecnica pianistica è superato soltanto dalle Variazioni su un tema di Paganini, di poco posteriori. Wagner, dopo aver sentito Brahms suonare le Variazioni su un tema di Händel nel 1864, fece il celebre commento: "Questo dimostra quel che può ancora fare con le vecchie forme chi sa come usarle", rivelando così che considerava l’opera come una rigorosa dichiarazione di principio artistico. Le Variazioni Händel sono un consolidamento sistematico della padronanza acquisita da Brahms – risultato dei suoi intensi studi negli anni Cinquanta. La scelta d’un tema barocco, il rigore delle variazioni, la purezza della sua concezioni pianistica e la generosa profusione di dottrina contrappuntistica nella fuga finale – tutto congiura ad assegnare a Brahms la parte di conservatore e rianimatore d’una lunga e illustre tradizione musicale.
Il tema proviene dall’Aria con variazioni dalla Suite per clavicembalo in si bemolle maggiore di Händel – una linda e vivace breve melodia che, per i suoi periodi equilibrati e la sua franchezza armonica, rappresenta un ideale soggetto di variazioni. Partendo da questa melodia, Brahms scrive venticinque variazioni che, pur conservando le proporzioni e la tonalità del tema originale, esplorano atmosfere e caratteri posti in vivace contrasto, in una sequenza di stili che va dal “neo-barocco” al cromatismo contemporaneo. La fuga conclusiva – un’ampia e maestosa struttura che schiude nuovi orizzonti musicali – procede in uno stile polifonico debitore tanto delle tarde opere pianistiche di Beethoven quando delle fughe di età barocca. La maestosa veemenza della conclusione incarna sicuramente l’orgoglio d’un compositore conscio d’aver raggiunto con la propria opera il dominio estremo sulla forma prescelta.
Malcom MacDonald
Tre Intermezzi op. 117
I Tre Intermezzi op. 117, composti nel 1892, sono fra le opera più amate e popolari della tarda produzione pianistica di Brahms. Caratterizzate da un profilo linguistico più snello e più intimo delle contemporanee raccolte contrassegnate dai numeri d’opera 116, 118, 119, l’autore descrive le tre composizioni dell’op. 117 delle “ninnananne alle mie tristezze”. In esse ne scopriamo la componente più dolce ed introspettiva di Brahms, con un’unica deroga (nel terzo Intermezzo) alla sua caratteristica pacatezza.
Gli Intermezzi furono ispirati a Brahms da un poema scozzese tratto dai Volkslieder di Johann Gottfried von Herder e reca questa iscrizione:
Schlaf sanft mein Kind, schlaf sanft und Schön!
Mich dauert's sehr, dich weinen sehn.
(Dormi dolcemente bambino mio, dormi dolcemente e profondamente!
Ferisce il mio cuore vederti piangere.)
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INGRESSO: Interi Euro 30 Soci Euro 20 M/R Euro 10 Loggione Euro 5
TESSERE: Soci ordinari Interi € 50 Famigliari € 30 Ridotti € 25
Soci nuova iscrizione € 40 Soci sostenitori a partire da € 50
Si prega di esibire la tessera all'atto dell'acquisto del biglietto.
Per il rinnovo delle tessere associative, per informazioni e prevendita biglietti:
Agenzia ALPE BELLUNESE - Belluno - Piazza Martiri, 2/A - tel./fax 0437. 940407
o, nella sede del concerto, mezz'ora prima del suo inizio.
Prossime manifestazioni
giovedì 9 febbraio 2012 ore 20.45 - Teatro Giovanni XXIII - Piazza Piloni, Belluno
PIETRO DE MARIA pianoforte
J.S. BACH Il clavicembalo ben temperato – Libro I
mercoledì 15 febbraio 2012 ore 15.45 – Sala De Luca - Borgo Pra’, Belluno
GIORGIO PESTELLI: Beethoven: Sinfonie eterne
martedì 28 febbraio 2012 - Teatro Giovanni XXIII - Piazza Piloni, Belluno
ore 20.00: Saluto degli allievi della classe di flauto della Scuola Media Ricci
ore 21.00: Concerto
ROBERTO FABBRICIANI flauto - JONATHAN FARALLI percussioni
JOHN MILTON CAGE 1912-1992