Pietro Alpago Novello clarinetti
Laura Fornasier
Alberto Prior
Alessandro Savi
Giovanni Vedana
Matteo Virtuoso clarinetto basso.
PROGRAMMA
-W. Amadeus Mozart La clemenza di Tito Ouverture
-Kurt Weill dall’opera da tre soldi Ouverture e blues
-Johannes Brahms Danza ungherese n. 5
Ludwig van BEETHOVEN Ottetto in mi bemolle maggiore op. 103
(1770-1827)
Allegro
Andante
Menuetto allegro e Trio
Finale presto
Ludwig van BEETHOVEN Rondino in mi bemolle maggiore
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Wolfgang Amadeus MOZART Serenata KV 388 (364a) in do minore
(1756-1791)
Allegro
Andante
Menuetto e Trio
Allegro
Gioachino ROSSINI Ouverture e Arie da Il barbiere di Siviglia
(1792-1868)
Arrang. Wenzel Sedlak (1776-1851)
Ouverture
"La calunnia è un venticello"
"Largo al factotum"
"Una voce poco fa"
"Zitti zitti"
Ensemble ZEFIRO
Alfredo Bernardini, Paolo Grazzi oboi
Lorenzo Coppola, Danilo Zauli clarinetti
Dileno Baldin, Francesco Meucci corni
Alberto Grazzi, Giorgio Mandolesi fagotti

Nel 1989 a Mantova, gli oboisti Alfredo Bernardini e Paolo Grazzi e il fagottista Alberto Grazzi fondano Zefiro, un complesso con organico variabile specializzato in quel repertorio del Settecento in cui i fiati hanno un ruolo di primo piano. In questi anni Zefiro è diventato un punto di riferimento, in ambito internazionale, per il repertorio di musica da camera del '700 e '800 con strumenti d'epoca.
I suoi fondatori, insegnanti presso i Conservatori di Musica di Amsterdam, Barcellona, Mantova, Verona, Milano ed apprezzati solisti di famose orchestre, collaborano con i migliori strumentisti in campo europeo e sono considerati tra i più validi esecutori nell'ambito della musica antica.
Zefiro è presente nei principali festival europei di musica (Amsterdam, Aranjuez, Barcellona, Bonn, Ginevra, Graz, Helsinki, Innsbruck, Liegi, Lione, Londra, Malmö, Manchester, Milano, Monaco di Baviera, Palma di Mallorca, Parigi, Potsdam, Praga, Ravenna, Regensburg, Salisburgo, Stoccarda, Utrecht, Vienna, ecc.) e con tournée in Israele, in Egitto, in Sud America (Cile, Argentina, Uruguay e Brasile - estate 2004), in Giappone (gennaio 2005), Canada (giugno 2006), Corea (settembre 2006) e Stati Uniti (agosto 2007, marzo e giugno 2009), ovunque con grande successo di pubblico e di critica.
Zefiro è stato scelto dalla televisione belga per un documentario su Vivaldi ed ha al suo attivo la registrazione di 20 CD, tra cui le sei sonate di J.D. Zelenka, la musica per insieme di fiati ed i divertimenti per fiati e archi di W.A. Mozart, la musica per fiati di L.van Beethoven, la Water Music di Händel e Wassermusik di Telemann, gli arrangiamenti per 13 strumenti a fiato di arie da Opere di Mozart e la pubblicazione dei "Concerti per vari strumenti" e “Concerti per Oboe” di A. Vivaldi (Opus 111/Naïve). Le registrazioni più recenti, pubblicate da Sony Music-Deutsche Harmonia Mundi, riguardano un CD con i concerti di J.F. Fasch e due CD di Händel: “The Music for the Royal Fireworks” e "Venus et Adonis" con sonate e cantate da camera insieme alla soprano Gemma Bertagnolli. Alcuni di questi CD hanno ricevuto diversi riconoscimenti e premi internazionali, tra cui il “Grand Prix du Disque”, il “Premio Nazionale Classic Voice”, l’Editor’s Choice di Gramophone, le “Choc du Monde de la Musique de l’année 2007”, il “Diapason d’Or de l’année 2009”, segnalando al mondo intero le interpretazioni di Zefiro in questo repertorio.
L'attività di Zefiro si divide in tre organici: ensemble da camera, gruppo di fiati ["Harmonie"] ed orchestra barocca e propone una grande varietà di programmi dall'ampio repertorio del Settecento: dai concerti a 5 e per strumenti solisti di Vivaldi alle opere teatrali e musica festiva di Händel, dalle cantate di Bach alle Messe di Haydn, fino alla musica per fiati di Mozart, Beethoven e Rossini.
Ludwig van BEETHOVEN: Ottetto in mi bemolle maggiore op. 103
Come le musiche mozartiane per la stessa formazione, anche l'Ottetto in mi bemolle maggiore di Ludwig van Beethoven è un lavoro saldamente radicato nei suoi tempi. Negli anni in cui il musicista prestava servizio a Bonn, il principe elettore manteneva al suo servizio una Tafelmusik (musica da tavola) di qualità eccellente, formata da una coppia di oboi, una di clarinetti, una di corni e una di fagotti. Stando alla testimonianza di Cari Ludwig Junker, un compositore dilettante che sentì il complesso nel 1791 e gli dedicò un'entusiastica recensione sulla Musikalische Correspondenz, i musicisti che ne facevano parte erano tutti «maestri nell'arte loro». Non sorprende, dunque, che in quegli anni Beethoven abbia frequentato spesso il genere della musica da camera per strumenti a fiato.
L'Ottetto in mi bemolle maggiore, pubblicato postumo come op. 103 e intitolato da Beethoven «Parthia» (all'uso antico), fa parte delle composizioni destinate alla Tafelmusik dell'Elettore. Si inserisce a pieno titolo nel filone delle serenate per strumenti a fiato tardo-settecentesche, pur adottando la scansione in quattro movimenti, tipica delle sonate e delle sinfonie. La composizione risale probabilmente al 1782. In seguito (non sappiamo quando con esattezza, prima comunque del febbraio 1791) Beethoven la trasformò nel Quintetto per archi op. 4. Anche Mozart, come si ricorderà, aveva compiuto la stessa operazione trasformando la sua Serenata K. 388 nel Quintetto per archi K. 406; ma diversamente da Mozart, l'intervento di Beethoven non si risolse in un semplice adattamento: comportò invece una profonda rielaborazione, che spinse il compositore ad ampliare le dimensioni di alcuni movimenti, a rendere più elaborati gli sviluppi, ad accrescere la densità contrappuntistica della scrittura.
Nella versione originaria per ottetto di fiati, la composizione beethoveniana è esente dalle complessità strutturali e dai grandi sviluppi tematici di una sinfonia: l'Ottetto op. 103 si mantiene saldo nel solco della tradizione, che a una serenata richiede brillante disimpegno, comunicativa immediata, freschezza e attraenti giochi timbrici. Eppure vi si nota, rispetto agli analoghi lavori mozartiani, qualcosa di inedito, qualcosa che tradisce una nuova sensibilità: sin dal primo movimento (Allegro) emerge il gusto per le sonorità piene, di natura più orchestrale che cameristica; rispetto al fine cesello di Mozart, al suo gusto per il gioco raffinato e per le sonorità prettamente cameristiche, si notano tratti più nerboruti, temi robusti, più brevi e meno levigati, pensati per le possibilità dell'elaborazione più che per l'esibizione di una bellezza melodica astratta. Non meraviglia, quindi, che sia soprattutto lo Sviluppo a raggiungere proporzioni e complessità inusitate per simile genere di composizioni: è qui che il materiale tematico presentato nell'Esposizione viene sottoposto a uno scavo accurato; è qui che le divagazioni armoniche e le tensioni ritmiche e dinamiche addensano al massimo il discorso; è qui, infine, che Beethoven lascia presagire i suoi futuri grandi sviluppi sinfonici.
L'Andante risponde a un semplice schema di forma ternaria ABA; ma le inserzioni, i rimandi tra una sezione e l'altra, le irregolarità morfologiche rendono il movimento tutt'altro che schematico. La dolcezza sonora e l'eufonia costituiscono la cifra distintiva della prima parte. Più ampia la parte centrale, costituita da due motivi diversi che corrispondono ad altrettanti atteggiamenti affettivi, al termine della quale ritorna, come un demarcatore formale e al tempo stesso un fattore di coesione strutturale, la breve sezione che già aveva concluso la prima parte del movimento.
Il tema del Menuetto è un tema propulsivo, assai poco melodico e invece molto ritmico. Il movimento, del resto, ha poco in comune con la danza stilizzata di cui porta il nome: per la rapidità e lo scatto nervoso che lo contraddistingue è di fatto uno Scherzo.
Il movimento finale dell'Ottetto (Presto) è in quella particolare forma, prediletta da Mozart ma frequente anche in Beethoven, che rappresenta una commistione tra il rondò e la forma-sonata. Come in un rondò, un tema principale funge da ritornello e torna periodicamente a separare diversi episodi, attraversato da quella gaia e scoppiettante vitalità che di una serenata per ensemble di fiati è la cifra distintiva.
Claudio Toscani
Testo tratto dal libretto inserito nel CD AM 134-2 allegato alla rivista Amadeus
Il Rondino di Beethoven per due oboi, due clarinetti, due corni e due fagotti fu composto nello stesso anno dell’Ottetto, 1792. Ciò fa sorgere il sospetto che il Rondino possa essere stato concepito come parte dell’Ottetto.
Wolfgang Amadeus MOZART: Serenata KV 388 (364a) in do minore
Le Serenate sono dodici composizioni musicali, in cinque tempi, che Mozart scrisse per vari complessi di strumenti, in un genere assai coltivato in quel tempo, dapprima per le esecuzioni serali all’aperto, in seguito ammesso nelle case patrizie, a celebrare feste e avvenimenti. Nella forma la Serenata differisce dalla Sinfonia perché, oltre all’unico minuetto che di questa fa parte, ne contiene un altro, posto di regola dopo il primo tempo; quanto alla strumentazione, la differenza consiste nella mancanza di parti “di ripieno” e nella maggiore importanza data agli strumenti a fiato. Tuttavia, alcune Serenate di Mozart si avvicinano, per l’imponente architettura e la nobiltà dell’ispirazione, al carattere della sinfonia. […]
Nel 1781 Mozart lascia definitivamente Salisburgo per stabilirsi a Vienna: qui comincia l’età aurea del suo genio. Infatti in questo stesso anno appaiono due capolavori: la Serenata in si bemolle K.V. 370 e la Serenata in mi bemolle K.V. 375, ambedue per soli strumenti a fiato, opere perfette nel denso e raccolto canto degli “adagi”, nella grazia inventiva dei “minuetti”, nella gaiezza fresca e popolaresca dei “finali”.
L’anno seguente, 1782, vede nascere la Serenata in do minore K.V. 388 per due oboi, due clarinetti, due corni e due fagotti, opera forte e vigorosa, che anticipa Beethoven sin dall’energico attacco all’unisono del primo tempo. L’Andante passa da un ritmo affannoso a una calma solenne, e la stessa vicenda sentimentale si ripete nell’ultimo tempo, che è preceduto da un Minuetto con trio “a canone”, vaghissimo arabesco sonoro. Questa Serenata fu poi trascritta da Mozart stesso per quintetto d’archi (K.V. 406).
Modesto Bruni
Gioachino ROSSINI: Ouverture e Arie da Il barbiere di Siviglia
Il barbiere di Siviglia di Rossini, opera in due atti su libretto di Cesare Sterbini, andò in scena al Teatro Argentina di Roma nel 1816, col titolo Almaviva ovvero l’inutile precauzione, che venne più tardi mutato nell’attuale. La prima esecuzione fu uno degli insuccessi più clamorosi della storia del teatro, a causa dell’ambiente avverso preparato da Paisiello e dai nemici di Rossini che lo tacciavano di presunzione per aver musicato lo stesso argomento dell’opera paisielliana. Ma a tale insuccesso seguì il trionfo incondizionato e totale che l’opera ottenne in tutto il mondo. […]
Il Barbiere rossiniano nasce dalla tradizione italiana dell’opera buffa settecentesca della quale conserva alcune apparenze. Non però lo spirito: l’opera settecentesca era lieve ed ingenua, più che un riso era un sorriso, candido e sempre aggraziato; in Rossini il comico è allegria, buon umore in un senso più umano, è un riso più aperto e giocondo, più chiassoso e scanzonato. […]
La parte orchestrale, sempre agile, sostiene il canto senza mai soverchiarlo ed è sempre mirabilmente adeguata al momento drammatico. Nella “cavatina” Largo al factotum di Figaro, per esempio, le prime battute dell’orchestra preannunciano la baldanza scanzonata del barbiere prima ancora che questi entri in scena: nell’Aria della calunnia l’avanzarsi e il propagarsi dell’auretta sono descritti dall’orchestra in uno di quei “crescendo” per cui Rossini è proverbiale, e nei quali l’aumento di sonorità, ottenuto sia portando dal “piano” al “forte” gli strumenti in atto, sia introducendone altri successivamente, va da un “pianissimo” pieno di forza potenziale a un estremo “fortissimo”. La vocalità non è quasi mai carica di ornamenti fine a se stessi, se non là dove l’azione stessa lo richiede.
Ma l’elemento fondamentale dell’opera, dotato di vitalità creativa, non è tanto l’invenzione melodica o armonica , quanto il ritmo: questo assume un vero e proprio valore costruttivo e conferisce alla musica un movimento e una dinamica incalzanti di scena in scena. […]
Mariangela Donà
Concerto nell'ambito del Progetto Circolazione Musicale in Italia del CIDIM con il contributo della Cariplo
INGRESSO: Interi €. 15,00 Soci €. 10,00 M/R €. 5,00
TESSERE: Soci ordinari Interi € 50 - Famigliari € 30 - Ridotti € 25 - Nuovi iscritti € 40
Soci sostenitori a partire da € 50
Per informazioni e prevendita: Agenzia ALPE BELLUNESE - Belluno - Piazza Martiri, 2/A - tel./fax 0437. 940407