| F. CHOPIN (1810-1849) |
Preludio n. 11 si maggiore |
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F. CHOPIN
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Sonata in si bemolle minore op. 35 n. 2 - Grave – doppio movimento - Scherzo - Marcia funebre - Lento - Finale - Presto |
| R. SCHUMANN (1810-1856) |
Fantasia in do maggiore op. 17 - Langsam getragen. Durchweg leise zu halten. Etwas bewegter |
Antonio Di Dedda
E’ nato a Milano nel 1992 e vive a Troia (FG).
Si è diplomato a 16 anni in pianoforte con il massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia.
E’ vincitore della XXVI edizione del Premio Venezia 2009, con voto unanime della giuria.
Ha vinto il primo premio assoluto in numerosi altri concorsi, tra cui i più significativi:
- il “XV Concorso Internazionale J. S. Bach” di Parigi;
- il XIX Concorso Pianistico Nazionale J. S. Bach “Città di Sestri Levante”;
- il III Concorso Pianistico Internazionale “Città di Pesaro”;
- il X Concorso Pianistico Nazionale “Fiori Musicali” Città di Foggia;
- il V Concorso Pianistico Internazionale “Città Di Gorizia”;
A 10 anni esordisce con l’orchestra sinfonica del Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia con il Rondò K382 di Mozart.
A 11 anni, partecipa al IV Concorso Organistico Internazionale “M. Galanti”, vincendo un premio speciale e l’invito a partecipare come ospite d’onore all’edizione dell’anno seguente.
Nel 2008 è vincitore al XIII Concorso Organistico “Città di Viterbo 2008” , nel quale si aggiudica anche il premio d’improvvisazione “ C. Dobici”;
Ha studiato pianoforte con Jarmila Klatovskà, Rossella di Chio e Gennaro Pesce; organo e composizione organistica con Luca Scandali.
Ha frequentato master class con Petras Geniušas, Andrea Lucchesini, Elissò Virsaladze, Franco Scala.
Si è esibito come solista in Lituania (Kaunas), Francia (Parigi), Germania (Berlino) e Spagna (Saragozza).
In diverse occasioni è stato ospite di Rai1; ha effettuato registrazioni per Radio Vaticana.
Dal 2006 è organista titolare della Basilica Cattedrale di Troia.
Attualmente studia pianoforte con Franco Scala presso l’Accademia pianistica di Imola, organo e composizione organistica con Francesco Di Lernia, composizione con Berardo Mariani presso il Conservatorio “U. Giordano” di Foggia.
Frequenta il IV anno del liceo linguistico “C. Poerio “ di Foggia.
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F. CHOPIN (1810-1849) Preludio in si maggiore op. 28 n. 11
Il problema di scrivere ventiquattro diversi pezzi nelle ventiquattro diverse tonalità si affaccia alla coscienza dei compositori dopo il 1820, quando il primo libro del Clavicembalo ben temperato di Bach – ventiquattro Preludi e Fughe in ventiquattro tonalità – diventa veramente pane quotidiano dei pianisti. [..]
Chopin comincia a scrivere i Preludi nel 1831 (o forse anche prima) e nel 1836, consegnati all’editore i Notturni op. 27, tiene libero il numero 28. Invece appariranno successivamente il numero d’opera 29, il 30 fino all’op. 34, prima che l’op. 28 veda la luce, a metà 1839. [..]
I Preludi sono, all’apparenza, un centone di pagine che, stilisticamente, vanno dal foglio d’album allo Studio al Notturno. Ma se si esamina con attenzione il complesso dei pezzi si scopre una cura minuziosa nell’alternare e nell’accostare velocità, densità, caratteri espressivi diversi….il tutto in un rigido schema geometrico. [..]
“Il Preludio op. 11, breve ma intenso, ha il fascino di una miniatura e dura il tempo di un sorriso”. (André Lavagne)
Piero Rattalino
F. CHOPIN (1810-1849) Sonata in si bemolle minore op. 35 n. 2
La seconda delle tre Sonate per pianoforte, l’op. 35, composta a Nohant nel 1839, ruota intorno all’idea di morte, idea che trova piena estrinsecazione nella Marcia funebre, già composta in precedenza da Chopin.
Il primo movimento, Grave-agitato, è una sorta di corsa verso l’abisso, nella quale si affrontano due temi contrastanti: alla fervente agitazione del primo si oppone il carattere radioso del secondo, in un intreccio globale di notevole complessità dal punto di vista armonico.
Lo Scherzo centrale, in mi bemolle minore, adotta un andamento impetuoso, dal quale prende forma una bella melodia che crea intorno a sé un’aura dolce e melanconica.
La Marcia funebre (Lento in 4/4), solenne nel suo cadenzato procedere, è costruita su una serie di passaggi il cui sviluppo culmina nel canto intenso e sconvolgente del Trio, vero e proprio momento focale dell’opera, la cui forza espressiva sollecita le capacità liriche dell’interprete. Ed è questo implacabile canto di morte ad avere l’ultima parola.
Il Finale – Presto, in 2/4, è uno dei più strani che Chopin abbia scritto. Sul pianoforte si abbatte improvviso un furioso colpo di vento; ma è anche l’atmosfera generale dell’episodio che suscita stupore per le durezza e le dissonanze dei suoi accordi.
Pierre Vidal
ROBERT SCHUMANN (1810-1856) Fantasia in do maggiore op. 17
"Sembra che la forma [della sonata] abbia concluso il suo ciclo vitale, e questo è nell'ordine delle cose; perciò non dovremmo ripetere per secoli sempre le stesse cose, ma mirare anche al nuovo. Si scrivano dunque sonate o fantasie (che importa il nome!) ma non si dimentichi la musica, e il resto imploratelo al vostro buon genio". Schumann scrisse queste parole nel 1839, anno nel quale, dopo aver composto le tre Sonate per pianoforte op. 11, 14 e 22, pubblicò, con il titolo Fantaisie pour le Pianoforte e la dedica a Franz Liszt, la Fantasia in do maggiore op. 17. La sua origine era legata a un'occasione celebrativa. Quando nel 1835 era stata bandita una sottoscrizione per la costruzione di un monumento di Beethoven a Bonn, Schumann aveva pensato di contribuire inviando un lavoro per pianoforte, una grande Sonata idealmente attribuita ai suoi "doppi", Florestan ed Eusebius, e articolata in tre movimenti intitolati "Rovine, Trofei, Palme": in questa dovevano figurare simbolicamente citazioni da Beethoven. La composizione, abbozzata fin nei dettagli già nel giugno 1836, fu terminata soltanto nel 1838 e cambiò nel frattempo non soltanto destinazione ma anche titolo. I riferimenti a Beethoven scomparvero, o meglio si ridussero alla sola citazione alla fine del primo movimento dell'ultimo Lied del ciclo An die ferne Geliebte ("All'amata lontana", op. 98), ora divenuta segreta allusione all'amore di Schumann per Clara Wieck in uno dei periodi più contrastati e infelici della loro relazione. Clara divenne così la destinataria ideale dell'opera, come provano le numerose lettere a lei inviate durante la sua composizione; una di queste, del marzo 1838, stabilisce anche un metro di giudizio: "II primo movimento è la cosa più appassionata che io abbia mai scritto - un profondo lamento per te. Gli altri sono più deboli, ma non hanno poi da vergognarsi". Quanto al titolo, Schumann pensava che, data la sua disposizione, Fantasia fosse più adatto di Sonata, ma non intendeva, come consigliava il suo editore, rinunciare ai sottotitoli, ora cambiati in "Rovine, Arco di trionfo e Costellazione". Solo al momento della pubblicazione i sottotitoli scomparvero e furono sostituiti da un motto poetico posto in capo alla musica, gli ultimi quattro versi della poesia Die Gebüsche ("I cespugli") di Friedrich Schlegel: "Fra tutti i suoni risuona nel variopinto sogno terrestre / un tenue suono tenuto per colui che segretamente ascolta".
Sonata o Fantasia, Beethoven o Clara, quel che colpisce a ogni ascolto di un capolavoro come la Fantasia op. 17 è la capacità di articolare il discorso con una chiarezza lucidamente visionaria, stabilendo a ogni istante il punto di arrivo di una molteplicità di avvii, nessi, allusioni, riferimenti, associazioni, che percorrono l'opera sciogliendosi in canto e gioco di riflessi; cosicché anche l'accompagnamento diventa condizione necessaria del canto, per estrarre da una concezione di polifonia assoluta una visione poetica di indefinita vastità.
La Fantasia consta di tre soli movimenti, come la Sonata "quasi una Fantasia" op. 27 n. 2 Al chiaro di luna di Beethoven, ma ha proporzioni invertite: un Allegro iniziale in forma sonata, un ampio Scherzo centrale e un lungo Adagio conclusivo. Nella rinuncia alla convenzione di un quarto movimento in tempo vivace può aver influito la volontà di conciliare libertà romantica e grande forma in una specie
di poema musicale aperto, senza schemi e soprattutto senza approdi risolutivi, in dissolvenza. Da questo punto di vista l'indicazione esecutiva che appare all'inizio (durchaus fantastisch und leidenschaftlich, "in modo assolutamente fantastico e appassionato",) è più di un programma, non meno di quel "tono di leggenda" prescritto nell'episodio centrale del primo movimento: termini che nella loro pregnanza ne individuano il percorso attraverso contrasti e slanci, contemplando agli estremi opposti le fasi complementari dell'anelito struggente e dell'intima riflessione. Questi caratteri, ribaltati nel movimento centrale in una sorta di marcia tesa ed energica, a tratti cavalleresca, si ripresentano sotto nuova luce nel movimento lento finale: l'atmosfera onirica, là tanto viva e pulsante, qui si interiorizza e si decanta fino ad assottigliarsi nella fluidità impalpabile di un fraseggio sottilmente inquieto, sfumando l'intensità lirica in una delicata scia iridescente, l'universo dei suoni prima esaltato, poi placato nella memoria e infine consegnato al silenzio.
Sergio Sablich
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