Nel suo annuale appuntamento con il pubblico bellunese, mercoledì 6 aprile (ore 20.45), ritornerà al Teatro Comunale l’Orchestra di Padova e del Veneto con due grandi solisti: Massimo Quarta al violino e Enrico Bronzi al violoncello.
Dopo quello augurale di dicembre, è il secondo concerto della stagione musicale 2010-11, frutto della collaborazione fra il Circolo Culturale e la Fondazione Teatri delle Dolomiti, che a maggio comprenderà altri tre eventi: domenica 8 un OMAGGIO A MARIO MONICELLI con la compagnia TOČNADANZA, venerdì 13 STEFANO BOLLANI PIANO SOLO e domenica 22, in chiusura, Mare Nostrum con JORDI SAVALL, DRISS EL MALOUMI, PEDRO ESTEVAN.
Quello di mercoledì 6 sarà un incontro con il repertorio sinfonico, come sempre accade quando l’esecuzione è affidata ad un organico quale è in grado di offrire l’Orchestra di Padova e del Veneto.
Costituita infatti nel 1966 sulla base strumentale del sinfonismo "classico", l’Orchestra si è formata sotto la guida di Piero Toso, suo primo violino fin dalla fondazione, e alla scuola di maestri quali Peter Maag, uno dei massimi interpreti mozartiani, Claudio Scimone, Bruno Giuranna, Guido Turchi e Mario Brunello nel ruolo di direttore musicale, ruolo che è ora svolto da Filippo Juvarra.
120 concerti l'anno, in Italia e all’estero, oltre cinquanta incisioni per le etichette più importanti, una propria stagione musicale a Padova: questa è oggi l’Orchestra di Padova e del Veneto, alla guida della quale per il concerto di Belluno ci sarà Massimo Quarta, violino solista insieme al violoncellista Enrico Bronzi nella pagina di Brahms,
Violinista di altissimo livello, Massimo Quarta ha conquistato il pubblico e la critica con la vittoria del Premio Paganini (1991); ha ottenuto in seguito ampi consensi anche dalla stampa internazionale, che lo ha annoverato tra i più insigni violinisti e lo ha definito “la personificazione dell’eleganza“ (American Record Guide).
Massimo Quarta è inoltre docente di violino al Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano e suona il violino Antonio Stradivari "Conte De Fontana – ex D. Oistrakh” del 1702, gentilmente affidatogli dalla Fondazione Pro Canale di Milano.
Con lui Enrico Bronzi, tra i più attivi violoncellisti della sua generazione. E’ il violoncellista del Trio di Parma, formazione con la quale si è imposto nei concorsi internazionali di Firenze, Melbourne, Lione e Monaco di Baviera, ricevendo peraltro il "Premio Abbiati" della critica musicale italiana. Dal 2001, in seguito alle affermazioni al Concorso Rostropovich di Parigi ed al Paulo
Cello Competition di Helsinki ha iniziato anche una intensa attività solistica. Dal 2007 poi è professore all’Universität Mozarteum Salzburg e direttore artistico dell’Estate Musicale di Portogruaro.
Da Quarta e Bronzi ascolteremo il Concerto per violino, violoncello e orchestra op. 102 di Johannes Brahms.
Ultimo lavoro orchestrale (1887), il Concerto op. 102 fu dedicato da Johannes Brahms all’amico violinista Joseph Joachim che lo eseguì più volte con il violoncellista Robert Hausmann, nella direzione dello stesso Brahms. Il Concerto si sviluppa in tre movimenti, nei quali si succedono drammaticità, tensione e, infine, allegro vigore di atmosfera magiara.
In programma ci saranno anche Le Ebridi, La grotta di Fingal, Ouverture op. 26 di Felix Mendelssohn Bartholdy, Ramifications per orchestra d’archi di Gyoergy Ligeti e la Sinfonia n. 36 K 425 “Linz”.
Due secoli di musica quindi da Mozart (1756-1791) a Ligeti (1923-2006), ivi compresi Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847) e Brahms (1833-1897).
La Sinfonia n. 36 in do maggiore K 425 “Linz”, che chiuderà la serata, prende il nome dalla città austriaca dove Mozart e la moglie giunsero nel 1783, ospiti del conte Thun, e dove fu composta di getto in pochi giorni, per assecondare una richiesta del conte. L’orchestrazione risponde ai canoni dell’occasione festosa che ne aveva sollecitato la stesura, ma non eccede in galanterie; il tessuto è haydniano, l’impianto saldamente costruito.
Il concerto prevede in apertura l'Ouverture “Le Ebridi”, una delle creazioni più famose di Mendelssohn. Ispirata dal viaggio in Scozia, fu scritta nel 1830. La scrittura dell’opera richiama il movimento del mare, ottenuto mediante la ripetizione del tema iniziale e la sua successiva rielaborazione, quasi a riprodurre l'instabilità del moto delle onde, in uno stupito ma consapevole amore per il sublime spettacolo naturale nei pressi della grotta.
Con Ligeti entriamo nel XX secolo. L’ungherese Gyoergy Ligeti, da molti considerato uno dei più grandi compositori del XX secolo, è noto al grande pubblico per la colonna sonora del film 2001: Odissea nello spazio. In essa Stanley Kubrick inserì brani tratti da Atmosphères, Lux Aeterna e Requiem, che contengono i presupposti del linguaggio esplorato da Ligeti nel corso degli anni ’60, anni ai quali appartiene anche Ramifications per orchestra d’archi (1968-69).
Luisa Coin